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L'impero del sole
di Enrico Gras, Mario Craveri, Giorgio Moser

Regia: Enrico Gras, Mario Craveri, Giorgio Moser Fotografia: Mario Craveri Musiche: Angelo Francesco Lavagnino Montaggio: Mario Serandrei Produzione e distribuzione: Lux film Formato: cinemascope ferraniacolor Formato: 35 mm. Durata: 100 min. 1956


Il documentario illustra vaste zone del Perù in cui i discendenti degli antichi abitatori dell'impero degli Incas conducono la loro vita errabonda, tra le rovine delle città, dei templi, delle fortezze, delle antiche necropoli. Su alcuni isolotti del lago Titicaca vivono gli Urus, una delle più antiche razze dell'America. Il lago, coperto di un fitto canneto, ha l'aspetto di un'immensa prateria. Per gli Urus, che sono provetti pescatori, la maggior festa dell'anno è quella di San Pietro. Al piccolo mondo degli Urus si contrappongono regioni dagli sconfinati orizzonti, lungo la catena delle Ande, alle quali salgono le carovane degli indios. Qui, in un piccolo villaggio, si festeggia ogni anno il carnevale; ma in mezzo alla più spensierata allegria gli indios non dimenticano i loro morti e spesso banchettano presso le tombe. Nel suo eterno vagare l'indio si spinge nelle terre più lontane in cerca di lavoro. Dagli altipiani elevati fino a cinquemila metri il trenino scende nella foresta tropicale; poi le comunicazioni sono affidate ai fiumi dell'Amazzonia. Presso la tribù degli Yagua, sperduta nella foresta, il matrimonio assume un particolare carattere di solennità. Le isole di guano, popolate da oltre quaranta milioni di uccelli, costituiscono una delle famose ricchezze naturali del Perù. Nell'antica arena gli indios si affollano per assistere alla simbolica lotta tra il condor, emblema del Perù, ed il toro, che nella fantasia popolare rappresenta la dominazione spagnola. Il rapace, legato sul dorso del toro, avrà infine la vittoria. Liberato con gran solennità, il condor si leverà verso le più alte cime, recando con sé i voti e le speranze dei figli dell'Impero del Sole.

Enrico Gras (Genova, 1919 –Roma, 1981). Documentarista dal 1941, spesso in collaborazione con Luciano Emmer, diresse numerosi cortometraggi e solo raramente si avvicinò al cinema a soggetto ("Inquietudine", 1946). Tra i suoi lavori: "Continente perduto" (1954), "Soledad" (1957), "I sogni muoiono all’alba" (1961). Mario Craveri (Torino, 1902-Bergamo 1990) inizia a lavorare nel cinema nel 1919, alla Gloria Film di torino, come aiuto operatore. In seguito si dedicò al documentarismo, lavorando a lungo per l’Istituto Luce (fino al 1936), girando in ogni parte del mondo. Tra i suoi lavori: "Camicia nera" (1933), "Continente perduto" (1954), "Soledad" (1957), "I sogni muoiono all’alba" (1961). Giorgio Moser (Trento, 1923-Roma 2004). Giornalista, fu inviato speciale in alcuni paesi dell’africa e contemporaneamente si dedicò al cinema. Fra il 1948 e il 1953 realizzò una trentina di documentari in giro per il mondo, alcuni dei quali commissionatigli dalla TV americana. Nel 1955 collaborò all’Impero del sole, dirigendo, non accreditato, molte sequenze. Tra i suoi lavori: Continente perduto (1954), Violenza segreta (1963), Un reietto delle isole (1980).

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