Estate 2003. Una mattina come tutte le altre un gruppo di persone scende in corteo per la strada. Sono lavoratori precari dello spettacolo e protestano perché i sindacati sono scesi a patti con il governo francese e hanno deciso di modificare il loro sussidio di disoccupazione. Le loro urla svegliano un omino buffo che vive in un fumetto. L'omino si affaccia alla finestra e nota che le persone giù in strada assomigliano a delle nuvole, omogenee solo a distanza, in continuo movimento, capaci di seminare distruzione e dare vita nello stesso tempo e anche scomparire per poi tornare. Sembra poesia, ma forse un simile, audace parallelo è possibile. Forse tra meteorologia e politica c'è ben più di un nesso. Nell'ultimo secolo la scienza, in cerca di spiegazioni logiche, ha tentato di scomporre ogni cosa, persino i fenomeni sociali. Ma spesso la vita è più difficile e imprevedibile di un esame di laboratorio e, per capirlo, la storia del piccolo scienziato a cartoni animati si intreccia con quella di Luca Mercalli, meteorologo e climatologo italiano, e con quella di Iain McLarty, un adolescente scozzese, genio della matematica e della musica.
Le pere di Adamo è un film articolato in tre parti. La prima, che in realtà è quella da cui ha preso vita il progetto, parla degli intermittenti. A Cannes nel 2004 ci fu una forte presenza dei lavoratori precari dello spettacolo. Cominciai a riflettere su come i movimenti erano cambiati nel corso della mia esperienza politica. Pensandoci, mi sembrava sempre più che i movimenti funzionassero come le nuvole: arrivano e spariscono senza preavviso. Talvolta sono disastrosi, talvolta procurano solo qualche fastidio.
Cominciai a studiare le nuvole e chiesi aiuto a Luca Mercalli, meteorologo torinese che lavora nel programma di Fabio Fazio “Che tempo che fa”, impegnato politicamente sui temi dell'ambientalismo e della TAV. Mercalli ha confermato la mia intuizione: la similitudine funziona. Le nuvole appaiono omogenee ma solo a distanza, cambiano in continuazione e anche quando creano danni sono necessarie alla vita. I movimenti rimettono l'energia in circolo, sono una risposta alle energie bloccate della società. So che è una lettura eretica, ma persino la classe operaia si può interpretare come una risposta energetica al capitale. Quando ha preso il potere ha provocato disastri come a Tien An Men o a Praga; altrove è semplicemente scomparsa. Ora i movimenti del precariato sono una risposta alla nuova fase del capitalismo.