Houcine è il cantante tunisino del gruppo. È lui il protagonista del documentario girato a Tunisi: un omaggio alle musiche e alle tradizioni della Tunisia.
Sotto la traccia della quotidianità di una normale famiglia tunisina, si disegna un percorso all’interno di una cultura musicale ricca e composita. In un singolare fenomeno di sincretismo nella famiglia Ataa convivono un coacervo di generi che vanno dalla musica religiosa (soulemia) a quella per il matrimonio del fratello Hacen, dai ricordi della madre dell’epoca di Abdel Hatim e Aou Kaltoum, alla musica terapeutica dei filmini di famiglia.
Quando mi è stato proposto di fare un ritratto di Houcine in vacanza in Tunisia, suo paese di origine, ho riguardato il film di Agostino Ferrente, L’Orchestra di Piazza Vittorio, concentrando l’attenzione su quello che sarebbe stato il mio personaggio. Mi sembrava somigliasse molto a uno di quei caratteri raccontati molto bene dalla commedia all’italiana degli anni Sessanta, un simpatico guascone, estroverso, a tratti dandy. Mi ero così detto che, una volta in Tunisia, avrei voluto filmarlo nella sua famiglia: forse così lo avrei sottratto al ruolo che si era cucito addosso. Infatti lo riscopro un figlio premuroso, uno zio affettuoso e un fratello solidale. Ma soprattutto scopro che nella famiglia Ataa la musica e il canto sono una presenza radicata: il padre, morto da pochi anni, era un noto compositore di versi sufi, aveva una piccola orchestra di musica religiosa di cui Houcine faceva parte sin dalla prima adolescenza; il fratello Hacen, che vive a Tunisi, è un cantante di musica leggera e si esibisce nei matrimoni.