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I giorni cantati
di Paolo Pietrangeli

Regia: Paolo Pietrangeli

Soggetto: Paolo Pietrangeli

Sceneggiatura: Giovanna Marini, Francesco Massaro, Paolo Pietrangeli

Fotografia: Dario Di Palma

Musica: Ivan Della Mea, Pasquale Malinconico, Giovanna Marini, Paolo Pietrangeli, Francesco Guccini, Franz Schubert, Antonio Vivaldi

Con: Paolo Pietrangeli (Marco), Mariangela Melato (Angela), Roberto Benigni (il professore), Franco Bianchi, Alberto Ciarchi, Paolo Ciarchi, Ivan della Mea, Donatella Di Nola, Francesco Guccini, Susanna Iavicoli, Claudio Lizza, Pasquale Malinconico, Giovanna Marini, Francesca Neonato, Anna Nogara

Produzione: Cooperativa srl Lunga gittata


Origine: Italia 1979

Formato: 35mm, colore

Durata: 110 min.




I giorni cantati stanno alle spalle di Marco (Paolo Pietrangeli) ex sessantottino del tipo con magnetofono e chitarra. In piedi sul tetto della macchina, in mezzo all’autostrada, l’aspirante suicida immagina ciò che potrebbe accadere nel caso di un incidente. All’uscita dell’ospedale io accoglie la moglie Angela (Mariangela Melato), ma il suo attaccamento fa più male che bene. Meglio raggiungere alla prova i compagni e unirsi a loro nel canto di O Gorizia, tu sei maledetta. Ormai tutti sanno, però, che cantando non si cambia il mondo, tant’è vero che il gruppetto intorno a Ivan (Della Mea) fa vita grama nei soliti debutti in provincia mentre il più corrivo Francesco Guccini riempie il palazzetto dello sport. Marco continua a battere le campagne col pulmino delle cantate quasi solo per fare all’amore con Anna (Nogara), la moglie di Michele ideologo del gruppo (Luciano Della Mea), un illuso destinato a fine prematura. Attraverso un buco nel muro Marco scopre l’esistenza di tre giovani, una ragazza e due ragazzi, nell’appartamento accanto al suo. Il suo ideale di trentenne sarebbe quello di fare discepoli fra i teenager, però la cosa si rivela Impraticabile e scatena in Marco un istinto omicida. Comunque non è successo niente, nessuna macchina ha investito il cantautore, lo vediamo ancora in mezzo all’autostrada a dare i numeri. Film di clan che calamita le depressioni e i malumori della sinistra postsessantottesca, I giorni cantati sembra un aggiornamento del discorso sull’alienazione caro al cinema di 15 anni fa. Anche le trovate di sceneggiature (il buco nel muro) e gli stilemi (il rapporto nevrotico con l’arredamento della stanza, le lunghe passeggiate senza meta, gli amplessi freddi o spregiosi) sono gli stessi. È come se Pietrangeli avesse deciso di impaginare lo spleen secondo la poetica del penultimo Antonioni, dimenticando quanto di positivo c’è stato nel lavoro politicomusicale del suo gruppo.

Da Tullio Kezich, Il nuovissimo Mille film. Cinque anni al cinema 1977-1982, Oscar Mondadori




Paolo Pietrangeli (Roma 1946). Nel 1963 si iscrive alla F.G.C.I. e, studente universitario, ha l’occasione e la fortuna di impegnarsi nel Movimento studentesco e di scrivere alcune canzoni che di quel movimento diventeranno la colonna sonora. Contessa, Valle Giulia, Rossini, sono gli inni di una stagione di speranza per tutta la società italiana sul finire degli anni sessanta. Paolo Pietrangeli si occupa attivamente di cinema, prima come aiuto regista di Visconti, Fellini, Zurlini e Bolognini, poi come regista con un lungometraggio, Bianco e Nero (1974). Nel 1977 dirige Porci con le ali e nel 1979 I Giorni Cantati. Nel 2001 e’ regista di Genova per noi. Il 27 giugno 2006 esce nelle edicole Ignazio, un film sul passato, sul presente e magari sul futuro: una videolettera al figlio Giordano che per la prima volta e’ stato costretto a sentire il padre per un’ora e mezzo di fila. La sua vita si divide tra la professione di regista, prima cinematografico poi anche televisivo, e le sue cantate in giro per l’Italia, privilegiando realtà di base, centri sociali, spazi in cui sia possibile un dialogo con gli spettatori in un continuo tentativo di rovesciamento del normale rapporto tra lo spettatore e l’artista. Dal 1971 ad oggi ha pubblicato 15 album di canzoni, l’ultimo, del 2008 è “Carmela, con affetto”.




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