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Bellaria Film Festival - Bellaria Igea Marina (RN) - ITALY

Wholly communion

di Peter Whitehead

Regia, fotografia, suono, montaggio: Peter WhiteheadProduzione: Peter Whitehead per Lorrimer FilmsInterpreti: Allen Ginsberg (da The Change, The Three-Cornered Pear/America di Andrej Voznesensky, Inno tibetano), Lawrence Ferlinghetti (da I Am Waiting e To Fuck Is To Love Again), Alexander Trocchi (da Cain’s Book), Gregory Corso (da Mutation of the Spirit), Harry Fainlight (da The Spider e Larksong), Adrian Mitchell (To Whom It May Concern e Stunted Sonnet), Michael Horovitz (da For Modern Man, 1914-1964, R.I.P.), Ernst Jandl (da Im Anfang War Das Wort e Ode auf N), Christopher Logue (Chorus After Sophocles), Andrei Voznesensky.Produzione: Lorrimer FilmsOrigine: GB, 1965Formato: 16mm, b/nDurata: 34 min.
Il documentario che ha lanciato la carriera di Whitehead. Wholly Communion cattura un evento storico eccezionale, il primo meeting di poeti Beats inglesi e americani l’11 giugno del 1965 alla Royal Albert Hall di fronte a 7000 spettatori. Tra loro Allen Ginsberg, Lawrence Ferlinghetti, Gregory Corso e Adrian Mitchell.Una prima e molto incoraggiante eruzione è avvenuta quando una cooperativa di poeti ha affittato la Royal Albert Hall, l’11 giugno dell’anno scorso, e, a dispetto delle previsioni, ha riempito l’intero auditorium. [...] Buona parte dell’eccitazione di quella serata è stata catturata dal film di Peter Whitehead, e stupisce che sia stato realizzato a sua volta da una, ripeto, solo una persona. Certa crudezza da reportage, concentrata maggiormente nella prima metà del film, aiuta ad attualizzare l’atmosfera che si viveva durante quell’evento, che è in un certo senso improvvisato come una jam-session; il film non è solo una specie di newsreel, o un pezzo di cinema-verité, dal momento che riesce a penetrare, attraverso l’evento, nei sentimenti, nelle speranze, negli scambi quasi spirituali tra colui che presiedeva la serata (Alexander Trocchi), uno spettatore che interrompeva, e il poeta Harry Fainlight, angosciato e perseverante nel reading del suo brillante poema The Spider, sulle visioni da LSD, anti-epico e da incubo. [...] In un’atmosfera incoraggiante, fatta di effetti selvaggi, la macchina da presa appare mirabilmente controllata; mai uno zoom che non sia necessario (a parte uno o due in cui l’operatore avrebbe dovuto indovinare ciò che sarebbe accaduto in seguito), l’uso del fotogramma fisso è legato discriminatamene al testo poetico, i momenti di nero sullo schermo sono davvero riusciti, le dissolvenze in chiusura abili e toccanti.Raymond Durgnat, Wholly Communion, «Films and Filming», vol. 12, n. 9, giugno 1966) 
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