Bellaria Film Festival - Bellaria Igea Marina (RN) - ITALY

#BFF34 Le premiazioni

Jacopo Quadri premio alla carriera

DOMENICA 29 MAGGIO

21.00 | Cinema Astra
Cerimonia di premiazione del 34° Bellaria Film Festival
• proclamazione dei vincitori dei concorsi
Italia Doc e Casa Rossa Art Doc
• consegna del Premio Casa Rossa alla carriera 
a Jacopo Quadri

conduce Graziano Graziani
con la partecipazione di Claudia Gerini
 
a seguire
Proiezione del film vincitore del concorso Italia Doc

Durante la cerimonia di premiazione, il 34° Bellaria Film Festival assegna il Premio Casa Rossa alla carriera a Jacopo Quadri, montatore tra i più importanti del cinema italiano, e ora anche documentarista di successo. Nella giornata di domenica, sarà proietto il suo ultimo lavoro alla regia, Il paese dove gli alberi volano. Eugenio Barba e i giorni dell’Odin (info).

Jacopo Quadri
La necessaria organizzazione del visibile


Quest’anno il Bellaria Film Festival ha deciso di assegnare il Premio Casa Rossa alla carriera a Jacopo Quadri. Tra i tanti motivi per cui questa scelta ci è sembrata particolarmente coerente con le linee guida della rassegna, ne menzioniamo due.
Il primo: per la qualità del suo lavoro. In venticinque anni di carriera, ha lavorato a più di sessanta film presentati nei maggiori festival internazionali, ottenendo vari riconoscimenti; dal Gran premio della giuria a Venezia per Morte di un matematico napoletano di Mario Martone al Leone d’oro per Sacro GRA di Gianfranco Rosi. Collabora assiduamente anche con Bernardo Bertolucci, Marco Bechis, Paolo Virzì, Zhang Yuan, Apichatpong Weerasethakul, Francesca Archibugi, Alessandro Rossetto.
Il secondo: perché siamo convinti che per un festival che da anni intende mettere a fuoco stili ed estetiche del cinema del reale premiare un montatore fosse inevitabile. Sulla natura e sul senso del montaggio in ambito documentaristico si è sostenuta ogni teoria e il suo opposto. Dalle avanguardie del Novecento fino al cinema contemporaneo di osservazione diretta, il montaggio, dapprima timido utensile nei manuali tecnici, è divenuto una potente arma teorica per riuscire a pensare in un altro modo il cinema stesso.
“Tutto ciò che precede il montaggio” diceva Kubrick “è semplicemente un modo di produrre una pellicola da montare.” Ma le direttive etiche ed estetiche che guidano un montatore sono sempre giustapponibili con quelle del regista? Certamente, l’impulso primigenio con cui si inizia a riempire una timeline è unicamente appannaggio dell’editor. Ad alcuni di loro (per fortuna) non si richiede una mera concatenazione delle inquadrature in sequenza: o almeno, non solo. Con il montaggio si predispone lo spettatore a un’esperienza emotiva ma anche e soprattutto intellettuale che può prendere vita da infinite potenziali combinazioni. Dal caos si crea l’ordine; la struttura in cui, per la prima volta da quando sono state registrate, le immagini incontrano lo spazio e il tempo del racconto.
Da questo punto di vista, il lavoro con Gianfranco Rosi è particolarmente esemplificativo. Il cinema di Rosi è fondato sull’osservazione minuziosa del mondo reale; ne registra ogni afflato, ogni vibrazione per poi restituire allo spettatore esseri umani ed elementi naturali carichi di senso. Un linguaggio solo apparentemente semplice. Ma rivedere, scegliere, misurare, assemblare tutta quella realtà è un lavoro tutt’altro che banale. Trovare la strada tra migliaia di ore di girato, scegliere un percorso, cambiarlo qualora non fosse quello giusto, combattere con l’oggettività e talvolta rischiare di rimanere sopraffatti da un cinema che impone di entrare in forte intimità con il soggetto osservato. Il talento di Quadri è sempre riuscito a tenere salda la barra, portando lo spettatore a guardare non come è abituato a vedere ma attraverso una prospettiva nuova.
E con questa medesima qualità, il percorso di Jacopo Quadri si è arricchito negli anni di alcune sapienti e appassionate incursioni nella regia; in particolare, Il paese dove gli alberi volano. Eugenio Barba e i giorni dell’Odin – film che è stato realizzato insieme a Davide Barletti e che sarà proiettato nei giorni del festival – rappresenta una vocazione, un primo amore che in nessun modo potrà mai sopire: il teatro, paradossalmente proprio l’arte del “tempo reale” che come la vita somiglia più a un piano sequenza.
Quadri è dunque uno stilista dell’immagine. È quel sarto che maneggia con la medesima cura una moviola o una postazione Avid di ultima generazione, con le quali può cucire assieme un paesaggio desolato in campo lunghissimo e un volto in controluce, decidendone più di chiunque altro il destino. Comportamenti, espressioni, storie che richiedono un’organizzazione necessaria per prendere vita: l’esistenza senza le parti noiose. E chissà se ogni tanto nasce in lui il dubbio: se ciò che resta fuori dal final cut continui a vivere o diventi invisibile scomparendo dal mondo.

Jacopo Mosca


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