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Bellaria Film Festival - Bellaria Igea Marina (RN) - ITALY

MOSTRE

CASA PANZINI
Le finestre cinematiche

a cura di Marco Antonio Bazzocchi e Claudio Ballestracci
installazione fruibile dall’esterno

Il cinema era già una realtà affermata ai tempi di Panzini, anche se ancora non veniva considerata una vera e propria arte. Troppo popolare, troppo d’effetto, di gusto troppo melodrammatico. Eppure Panzini dimostra più volte di conoscere quali sono le strategie utilizzate dal cinema e come già la cultura italiana dei primi decenni del secolo ne fosse impregnata. Non è un caso che il romanzo ancora oggi più interessante di Panzini, Il padrone sono me!, si sia guadagnato una traduzione in immagini nel 1955 da parte di un regista alla sua prima prova, Franco Brusati. Nel cast figurano attori importanti come Paolo Stoppa e Andreina Pagnani. Il romanzo e il film parlano della dissoluzione della società ottocentesca, dei movimenti socialisti, della prima guerra mondiale e soprattutto del rapporto conflittuale ma anche solido tra il mondo dei signori e quello dei contadini, con il passaggio dalla vecchia generazione a quella nuova.
Sono i temi fondamentali dell’opera di Panzini, che si cala sempre nel ruolo di chi osserva con acutezza le crepe che attraversano la società e ne prevede i disastri futuri. In questa estate del 2020, con una situazione storica fuori dalla norma, abbiamo pensato di trasformare la “Casa Rossa” in una specie di proiettore che diffonde dall’interno verso l’esterno una sequenza di immagini legate alla vita e all’opera dello scrittore, accompagnate da alcune frasi che derivano dal Padrone sono me! e dalla Lanterna di Diogene. Frasi staccate dal loro contesto, libere di interagire con le immagini e di provocare effetti inaspettati. La “Casa Rossa” improvvisamente diventa un libro di mattoni dal quale escono alla rinfusa molte frasi che Panzini aveva buttato sulla carta mentre stava nel suo studio, seduto alla scrivania. Lo spettacolo che ne nasce è qualcosa che viene prima del cinema, che non ha una vera organizzazione ma che si fonda su libere associazioni, allusioni, memorie e frammenti dell’opera scritta. Spostando un po’ Panzini verso i suoi contemporanei futuristi, ammirati da Margherita Sarfatti, che li difendeva con il professore dubbioso, abbiamo pensato a una casa dalle finestre che si animano come schermi. Finestre cinematiche, appunto, cioè finestre che si animano per far emergere scorci di immagini e di frasi, pronte a colpire chi ha la pazienza di fermarsi nel parco e immaginare il professore che lancia verso di noi la sua inossidabile ironia.
 
Elaborazione delle immagini Stefano Bisulli
Elaborazione del suono Marco Mantovani



CASA FINOTTI
A m’arcord… Alfredo sono me!

mostra a cura di Marco Antonio Bazzocchi e Claudio Ballestracci

“Album di famiglia” è il titolo che abbiamo attribuito da alcuni anni alla raccolta delle fotografie che illustrano alcuni momenti della vita di Alfredo Panzini. In effetti, la famiglia è il luogo preferito di molte opere dello scrittore, che ne indaga gli aspetti più interessanti, soffermandosi spesso sui rapporti tra uomini e donne, mariti e mogli, padri e figli. La borghesia italiana, colta nei suoi aspetti più problematici, viene spesso messa a confronto con gli strati sociali più bassi, quelli popolari dei contadini o dei pescatori o addirittura gli emarginati più miseri. Bellaria è il luogo dove Panzini può osservare i movimenti sociali, sentendosi sia parte delle classi borghesi sia condividendo la saggezza di quelle povere. In questa piccola rassegna, il titolo del film più famoso di Federico Fellini viene utilizzato per accompagnare i ricordi della famiglia Panzini. Nello stesso tempo il visitatore può ammirare alcune foto di scena del film felliniano, scattate da Davide Minghini. Ne nasce un rapporto a distanza che però produce effetti di risonanza e di affinità. Il borgo felliniano, osservato in tutti i suoi aspetti durante lo svolgersi delle stagioni, diventa un microcosmo dove si specchia l’Italia di inizio secolo, con tutte le sue contraddizioni e il suo essere sospesa tra innovazioni e nostalgie. Qualcosa di simile troviamo nei bozzetti narrativi di Panzini, nei suoi racconti e nei suoi romanzi, fino al culmine rappresentato dal Padrone sono me!, forse una delle tante opere che potrebbero meritarsi l’aggettivo  di “felliniano”.

Elaborazione del suono Marco Mantovani

Le fotografie provengono dall’Archivio Alfredo Panzini.
Biblioteca civica Panzini, Comune di Bellaria - Igea Marina
e dall’Archivio fotografico Biblioteca Gambalunga, Rimini.

Un ringraziamento a Oriana Maroni e Nadia Bizzocchi
Biblioteca civica Gambalunga, Comune di Rimini



Le mostre rimarranno aperte durante il Festival dalle 20.30 alle 23.30
 


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