Archivio >>  Edizione 2009 >>  News >>  2001-1961, Milano e dintorni

Giovedì 1 Maggio
Ieri è stata la giornata della Festa di
Compleanno per “Il posto” di Ermanno
Olmi, umanissima e a tratti irresistibilmente
comica parabola in cui vediamo Domenico,
timido e sperduto figlio di famiglia operaia
di Meda cercare, appunto, “il posto” nella
grande Milano. Rivista a quarant’anni di
distanza, la Milano di Olmi ha il fascino
della città in mutamento, sventrata e
ricostruita, già ammorbata dal traffico, ma
nella quale si mangia in latteria e si
festeggia l’ultimo dell’anno al CRAL. Una
città in bilico tra passato e futuro (il
nostro presente), nella quale i personaggi
sono già inesorabilmente schiacciati dai
palazzi di vetro e minacciati
dall’ingranaggio kafkiano dell’azienda. Qui
si aggira Domenico, occhi grandi e vivi,
sperduto e impacciato, naif ed
inconsapevolmente eroico nell’andare
incontro al suo destino: quello dell’ultima
scrivania di un ufficio anonimo. Il posto,
finalmente. Storie d’altri tempi, oggi che a
Milano “Il posto” è un’espressione buffa e
demodé, che genera inevitabilmente una
gamma di reazioni che vanno dal
compatimento all’ilarità. Oggi che “reddito
di cittadinanza” è una locuzione sempre
più ricorrente, nuova utopia dell’ambiente
radical.
Eppure la “Milano 2001” che abbiamo visto
prendere forma in alcuni lavori presentati
in concorso ha qualcosa in comune con
quella di Olmi: rispetto agli abitanti delle
sue periferie, infatti, conserva ancora il
suo ruolo di mitica panacea universale: a
Milano c’è lavoro, a Milano c’è “vita”, a
Milano c’è gente, a Milano c’è la moda, a
Milano c’è la pubblicità, a Milano, a Milano,
a Milano… Una Milano immaginaria,
naturalmente, una Milano sognata da chi
vive al margine (geograficamente o
socialmente parlando): tutto sommato
l’immagine della città che ha Domenico
non è molto diversa da quella dei suoi
coetanei di quarant’anni dopo, i ragazzini
di Cinisello visti in “Isbam”, per i quali
Milano è una direzione della mano,
qualcosa che “sta da quella parte”,
lontana, irraggiungibile, estranea.
Un’immagine lontana anni luce
dall’esperienza reale della città, nella quale
la parola chiave è “sopravvivenza”.
Provate a chiedere al protagonista di
“L’estate vola”. Provate a viverci, a
Milano. Con il posto o, soprattutto, senza.
Gianluca Gibilaro


Visualizza l'allegato
__________________________________________________________________________________________

Powered by DIXXIT - Webdynamics by Adria Web