23 Marzo 2026

Cinque minuti con… Valentine Cadic

Valentine Cadic ha partecipato al concorso Casa Rossa Internazionale BFF43 con il suo primo lungometraggio, That Summer in Paris, che ha vinto il Premio della Critica SNCCI. Da allora, l’ascesa di Cadic è proseguita senza sosta. Alla fine del 2025, il film ha ricevuto il prestigioso Prix Louis Delluc e lei è stata selezionata tra i «10 da tenere d’occhio» di UniFrance per il 2026!

 

Raccontaci del tuo film That Summer in Paris. Da dove è nata l’idea e come si è evoluto il progetto?

 

L’idea è venuta a uno dei produttori del film, che aveva notato come nei miei cortometraggi le storie fossero ambientate in contesti e eventi che si svolgevano in tempo reale. Mi ha parlato delle Olimpiadi che si sarebbero tenuti due anni dopo, e da lì il film ha preso forma. Volevo anche lavorare di nuovo con l’attrice Blandine Madec, con cui avevo già realizzato un cortometraggio. Ho poi co-sceneggiato il film con Mariette Désert, e il progetto ha gradualmente preso forma fino alle riprese durante le Olimpiadi, che sono state una vera sfida.

 

Il film affronta il tema della riscoperta di relazioni perdute e dell’identità personale del protagonista. Come vede l’intreccio tra questi due percorsi? Su quali questioni sperava che il pubblico riflettesse dopo aver visto il film?

 

Il film esplora l’identità di questa giovane donna, che il pubblico scopre gradualmente attraverso i suoi incontri. Il suo rapporto con gli altri determina ciò che rivela della propria vita, sia agli altri personaggi che allo spettatore, il quale, proprio come i personaggi, potrebbe nutrire dei pregiudizi nei suoi confronti. Mi piace il fatto che non sia tanto il personaggio a cambiare nel corso della storia, quanto piuttosto la prospettiva del pubblico e delle persone che la circondano.

 

Cos’è per te oggi il cinema indipendente? E cosa pensi sia il suo futuro? Non tanto come genere cinematografico, ma come identità e modo di fare cinema.

 
Per me, il cinema d’autore è una forma di cinema che non è guidata dalla redditività, ma dalla visione di un regista e dei suoi collaboratori. È un cinema che può essere più libero, anche se risponde comunque a molti vincoli, ed è molto raro trovare film che sfuggano completamente ai codici consolidati. Fare cinema d’autore significa anche immaginare nuove forme di narrazione che riflettano un’epoca particolare e cerchino di cogliere, attraverso uno sguardo sensibile, il mondo che ci circonda. Per quanto riguarda il futuro del cinema d’autore, spero che rimanga resiliente e continui a circolare nei festival e nelle sale. Sono anche incredibilmente fortunato a vivere in Francia, dove il cinema d’autore è sostenuto e occupa un posto speciale.

 

Bellaria FF sostiene con grande entusiasmo il cinema indipendente: com’è stata per te l’esperienza di partecipare al festival dello scorso anno?

 

Ho percepito chiaramente questo impegno e questo sostegno nei confronti del cinema d’autore sia nella dedizione del team artistico del festival, sia nella selezione stessa. Mi è piaciuto molto scoprire i film selezionati, in particolare Real di Adele Tulli, che ho ammirato moltissimo. Penso che il festival crei uno spazio per il cinema d’autore, ma anche per i film diretti da donne, cosa che non sempre avviene nei festival dedicati ai lungometraggi. La selezione è stata eccellente e l’accoglienza, così come le tavole rotonde a cui ho partecipato, sono state davvero stimolanti.

 

Stai lavorando a nuovi progetti? Stai portando avanti qualche nuova ricerca cinematografica?

 

Al momento sto scrivendo la sceneggiatura del mio prossimo lungometraggio di finzione e sto avviando la fase di produzione di un documentario. Ho riflettuto molto sulle narrazioni di ampio respiro che ripercorrono un lungo periodo della vita di un personaggio. Il mio primo film si svolge nell’arco di una settimana, mentre il prossimo copre un arco temporale molto più ampio della vita del mio personaggio. Attualmente sto valutando cosa mostrare e cosa tralasciare, nonché l’impatto che queste scelte avranno sul pubblico.